Carlo Acutis, la storia vera dietro Il mio nome è Carlo: chi era il giovane santo di internet

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Nel film Il mio nome è Carlo ha il volto di Samuele Carrino. Nella vita era un ragazzo milanese che aiutava gli amici con il computer, giocava a calcio e andava a Messa ogni giorno. Carlo Acutis morì nel 2006, a 15 anni, per una leucemia fulminante. Il 7 settembre 2025 è stato proclamato santo da papa Leone XIV.

Il film diretto da Giacomo Campiotti ripercorre la sua crescita dall’infanzia agli ultimi giorni, con Lucia Mascino nel ruolo della madre Antonia Salzano e Flavio Parenti in quello del padre Andrea. È ispirato alla storia vera di Carlo, ma la produzione precisa che alcuni fatti sono stati rielaborati per esigenze narrative. Vale dunque la pena tornare alla sua vita, quella documentata, per capire chi fosse il ragazzo dietro il personaggio.

Chi era Carlo Acutis prima di diventare santo

Carlo nacque a Londra il 3 maggio 1991. I genitori italiani si trovavano nella City per lavoro e rientrarono a Milano pochi mesi dopo. Qui Carlo crebbe, frequentò la scuola e, a quattordici anni, si iscrisse al liceo classico Leone XIII.

La fede entrò presto nelle sue giornate. Ricevette la prima Comunione a sette anni, con un permesso speciale perché era più piccolo dell’età abituale, e prese l’abitudine di partecipare quotidianamente alla Messa. Recitava il Rosario e insegnava catechismo ai bambini della parrocchia. Allo stesso tempo aveva amici, interessi e una particolare facilità con i programmi informatici: chi lo conosceva non ricorda un adolescente chiuso in un mondo a parte.

Un suo compagno delle medie, in una testimonianza rilasciata a Tv2000, racconta per esempio che Carlo lo aiutò a preparare una presentazione per l’esame. È un episodio piccolo, più utile di tante etichette per farsi un’idea di come mettesse le proprie capacità a disposizione degli altri.

Lo faceva anche fuori dalla scuola. Durante le vacanze ad Assisi, dove la famiglia aveva una casa, si interessava alle persone in difficoltà e destinava parte della paghetta ai poveri. La città di san Francesco sarebbe rimasta importante per lui fino alla fine.

Perché Carlo Acutis viene chiamato il santo di internet

Carlo collaborò al sito della sua parrocchia e ad altri progetti online. Il più noto è la mostra sui miracoli eucaristici, costruita raccogliendo fotografie e informazioni su episodi riconosciuti dalla Chiesa. Il materiale poteva essere consultato attraverso il web e utilizzato per allestire esposizioni: un lavoro piuttosto impegnativo per un ragazzo che, nel frattempo, doveva anche andare a scuola.

Il tema non era casuale. Carlo chiamava l’Eucaristia «la mia autostrada per il Cielo» e voleva raccontare agli altri perché occupasse un posto così centrale nella sua vita. Internet gli permetteva di far arrivare quel racconto molto più lontano della sua parrocchia.

Da qui nasce il soprannome di patrono di internet, spesso usato nei titoli e nei racconti sulla sua vita. C’è però una distinzione: Carlo non è stato proclamato ufficialmente patrono di internet. Il postulatore della sua causa ha spiegato che si tratta di un riconoscimento auspicato da molti, per il quale servirebbe un percorso distinto dalla canonizzazione.

Come morì Carlo Acutis e quali miracoli gli sono attribuiti

Nell’ottobre 2006 Carlo accusò sintomi che inizialmente sembravano quelli di una forte influenza. La diagnosi fu invece leucemia acuta di tipo M3. Venne ricoverato prima a Milano e poi all’ospedale San Gerardo di Monza, dove morì alle 6:45 del 12 ottobre. Aveva 15 anni.

Fu sepolto inizialmente nella tomba di famiglia; le sue spoglie vennero poi trasferite ad Assisi, come aveva desiderato. Oggi si trovano nel Santuario della Spogliazione. A proposito delle immagini del corpo esposto ai fedeli, la diocesi di Assisi ha smentito una notizia circolata a lungo: il corpo non fu trovato incorrotto. Il volto visibile è stato ricostruito con una maschera in silicone.

La Chiesa ha riconosciuto due guarigioni attribuite alla sua intercessione. La prima riguarda un bambino brasiliano affetto da una grave malformazione dell’apparato digerente e portò alla beatificazione di Carlo, celebrata il 10 ottobre 2020. La seconda riguarda Valeria Valverde, una giovane costaricana che studiava a Firenze: nel 2022 riportò un grave trauma cranico in un incidente e sua madre pregò sulla tomba di Carlo. Dopo l’esame del caso, la guarigione fu riconosciuta nell’ambito della causa di canonizzazione.

Leone XIV lo proclamò santo il 7 settembre 2025, insieme a Pier Giorgio Frassati. Vent’anni dopo la sua morte, il film Il mio nome è Carlo riporta sullo schermo il ragazzo che lavorava ai siti della parrocchia e preparava presentazioni per gli amici. La sua memoria liturgica cade il 12 ottobre.

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