È vero che le aziende di intelligenza artificiale stanno comprando e distruggendo milioni di libri?

Nel 2024 Anthropic, la società che sviluppa Claude, ha iniziato a comprare libri usati in quantità difficili persino da immaginare. Non qualche scatolone recuperato al mercatino: milioni di volumi, acquistati spesso in lotti da decine di migliaia di copie.

I libri venivano spediti a società specializzate, privati della rilegatura attraverso una macchina da taglio idraulica e inseriti in scanner industriali. Una volta completata la digitalizzazione, ciò che rimaneva veniva consegnato a un’azienda incaricata di riciclare la carta.

La storia circola sui social in una versione ancora più forte: le aziende di intelligenza artificiale starebbero comprando e distruggendo libri antichi e rarissimi, comprese alcune delle ultime copie esistenti, per utilizzarne i contenuti nell’addestramento dei propri modelli.

C’è parecchio di vero. Ma la parte meglio documentata riguarda una società precisa, Anthropic, mentre diversi dettagli sui libri rari e sull’estensione del fenomeno al resto dell’industria rimangono difficili da dimostrare.

Il progetto segreto con cui Anthropic voleva digitalizzare milioni di libri

L’operazione era conosciuta internamente come Project Panama ed è emersa grazie ai documenti depositati nella causa intentata dagli scrittori Andrea Bartz, Charles Graeber e Kirk Wallace Johnson.

La ricostruzione non nasce dunque da una foto interpretata male o dalla testimonianza anonima di un dipendente. Nell’ordinanza del tribunale federale della California, depositata il 23 giugno 2025, il giudice William Alsup scrive chiaramente che Anthropic acquistò milioni di libri cartacei, ne rimosse la rilegatura, ne scansionò ogni pagina e conservò i testi in una biblioteca digitale consultabile.

Il Washington Post ha successivamente ricostruito il funzionamento del progetto attraverso documenti interni e proposte commerciali. Uno dei fornitori coinvolti si dichiarava pronto a convertire da 500.000 a due milioni di libri in sei mesi, utilizzando scanner ad alta velocità e una macchina idraulica capace di tagliare ordinatamente i dorsi. Terminato il lavoro, i volumi sarebbero stati ritirati da un’impresa di riciclaggio.

Il numero definitivo di copie lavorate è stato oscurato nei documenti pubblici. Sappiamo però che Anthropic comprò milioni di libri, spendendo decine di milioni di dollari e rivolgendosi anche a grandi rivenditori dell’usato come Better World Books e World of Books.

Perché affrontare un’operazione tanto complicata quando esistono già ebook e biblioteche digitali? Il motivo principale era giuridico.

Prima i libri piratati, poi quelli comprati regolarmente

Prima di avviare Project Panama, Anthropic aveva scaricato più di sette milioni di libri da archivi pirata come Books3, Library Genesis e Pirate Library Mirror. Una raccolta costruita senza chiedere il permesso agli autori e senza acquistare le opere.

Quando all’interno della società iniziarono a emergere preoccupazioni legali, Anthropic cambiò sistema. Invece di stipulare accordi con editori e titolari dei diritti, cominciò a comprare copie cartacee, trasformandole una per una in file digitali.

La distinzione è stata decisiva in tribunale. Il giudice Alsup ha ritenuto che la digitalizzazione dei libri acquistati regolarmente potesse rientrare nel fair use: Anthropic comprava una copia, la trasformava in un file e distruggeva l’originale, senza vendere o distribuire il duplicato digitale. Un esemplare cartaceo veniva insomma sostituito da un esemplare informatico.

La protezione non è stata invece estesa alla biblioteca ottenuta attraverso la pirateria. Il successivo accordo da 1,5 miliardi di dollari ha riguardato centinaia di migliaia di opere scaricate illegalmente, non il semplice fatto di aver addestrato Claude con dei libri. È una differenza importante: la controversia giudiziaria si è concentrata anche e soprattutto sul modo in cui Anthropic aveva procurato il materiale.

Sono stati distrutti anche libri rari? La verità (sta nelle cose che nessuno sa)

I documenti dimostrano che Anthropic cercava anche libri meno comuni: testi professionali, opere straniere, pubblicazioni accademiche e volumi specialistici difficili da reperire in formato digitale. La società ha però negato di aver acquistato e distrutto libri “rari o antiquari”, distinguendo i volumi da collezione dalle opere semplicemente meno diffuse.

Il problema è che raro può significare cose diverse. Un’edizione settecentesca di grande valore è facilmente riconoscibile e difficilmente verrebbe venduta insieme a una partita di libri usati. Una monografia universitaria pubblicata quarant’anni fa in poche centinaia di copie può invece avere un valore commerciale modesto, pur essendo ormai quasi introvabile.

Alcuni librai intervistati da 404 Media hanno raccontato di aver ricevuto, dalla primavera del 2026, un numero anomalo di ordini. Un venditore specializzato in libri stranieri sarebbe passato da una ventina di vendite settimanali a centinaia, senza che i titoli acquistati avessero un argomento comune. A collegarli c’era soprattutto la presenza di un codice ISBN.

Il libraio sospettava che dietro gli ordini ci fossero società impegnate nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma non poteva provarlo. Lo stesso vale per alcuni venditori olandesi di libri rari, che hanno segnalato acquisti in blocco altrettanto insoliti.

Abbiamo quindi un rischio plausibile, non la prova che le aziende di IA stiano sistematicamente eliminando le ultime copie esistenti di opere antiche.

Il caso ISBNdb e il servizio comparso e poi scomparso

Ad alimentare ulteriormente la storia è stata ISBNdb, società che gestisce un enorme database internazionale di libri.

Nel luglio del 2026 sul suo sito sono comparse alcune pagine rivolte esplicitamente alle aziende di IA. Il messaggio era piuttosto chiaro: “I migliori dati al mondo per addestrare l’intelligenza artificiale sono su uno scaffale”. Il servizio prospettava ordini compresi tra mille e un milione di volumi, riservatezza sull’identità dei clienti e accesso a libri pubblicati prima della diffusione dei grandi modelli linguistici.

Quest’ultimo aspetto ha una logica. Un libro stampato prima del 2022 non può contenere testi prodotti da ChatGPT o da sistemi simili e rappresenta quindi una fonte incontaminata dalla crescente quantità di contenuti sintetici presenti online.

Nelle pagine si parlava persino del problema d’immagine: “Un’azienda di IA distrugge due milioni di libri” non sarebbe stato, comprensibilmente, un titolo capace di attirare simpatia.

Dopo la pubblicazione delle prime inchieste, però, ISBNdb ha rimosso il materiale e fornito una versione molto diversa. La società ha dichiarato di non aver mai comprato, venduto o scansionato libri per addestrare modelli di IA: quelle pagine sarebbero servite solamente a verificare l’interesse del mercato per un possibile servizio, poi mai avviato. La precisazione è riportata anche nel fact-check pubblicato da Snopes.

Sostenere che ISBNdb abbia già procurato e distrutto milioni di libri per conto di clienti anonimi sarebbe quindi scorretto. Possiamo dire che ha valutato e pubblicizzato il progetto; non che lo abbia effettivamente realizzato.

Le aziende di IA stanno distruggendo i libri o no?

Il nucleo della notizia è vero e ampiamente documentato: Anthropic ha comprato milioni di libri cartacei, li ha digitalizzati attraverso un procedimento distruttivo e ha utilizzato la biblioteca così ottenuta per lo sviluppo dei propri modelli. Le pagine venivano separate dalla rilegatura, scansionate e successivamente riciclate.

È vero anche che la società cercava testi meno comuni e difficili da trovare online.

Non è invece dimostrato che Anthropic abbia deliberatamente acquistato libri antiquari o pezzi da collezione. È possibile che nel mucchio siano finiti volumi fuori catalogo e con pochissime copie ancora in circolazione, ma al momento non disponiamo di un inventario che permetta di stabilirlo.

È infine prematuro e non supportato da prove parlare genericamente di “aziende di intelligenza artificiale”. Altri acquisti sospetti sono stati segnalati dai librai, ma l’identità dei compratori e la destinazione dei volumi non sono state confermate.

Il titolo più corretto sarebbe dunque meno apocalittico: almeno un’importante azienda di IA ha comprato e distrutto milioni di libri, comprese opere poco comuni; non sappiamo quanti fossero realmente rari né quante altre società stiano facendo lo stesso.

Ma anche stando così le cose è già una storia abbastanza impressionante.

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