Gigi Proietti, addio al grande mattatore della scena italiana. Il dolore sui social: «Ciao Mandrake»

Gigi Proietti, addio al grande mattatore della scena italiana. Il dolore sui social: «Ciao Mandrake»
Un uomo, non un intellettuale, che racconta «l’allegria di allora, impastandola a quella di oggi. Ma senza nostalgia, per l’amor d’Iddio. No, semmai con la gioia per un passato che la mente riscrive come vuole, come un sogno ricorrente che, negli anni, abbiamo imparato a controllare». Gigi Proietti - morto nelle prime ore del mattino in una clinica romana in seguito ad un attacco cardiaco - presentava così la sua vita, lo aveva fatto parlando della sua autobiografia, intitolata Tutto sommato - Qualcosa mi ricordo, (Rizzoli). E se lui ricordava qualcosa l’Italia ricorda moltissimo dell’eterno Mandrake di Febbre da cavallo (o se preferite, Il maresciallo Rocca della tv e il Gastone teatrale) che dall’Accademia al teatro d’avanguardia, dal teatro Tenda al varietà e alla tv ha attraversato oltre mezzo secolo di spettacolo italiano. 

È arrivato ad ottant’anni - li ha compiuti oggi il 2 novembre - con una storia ricca, di vero attore, di maestro di tecnica, di personaggio di grande ironia e carisma, amatissimo dal pubblico più evoluto come dalla grande platea degli spettatori televisivi. Un personaggio pubblico, quindi, ma che ha sempre difeso la sua vita privata fino all’ultimo, nei momenti positivi e in quelli negativi come il ricovero in terapia intensiva della notte prima dei suoi ottanta, in piena era covid, ma per un attacco di cuore che non era il primo. Nato a Roma il 2 novembre 1940, appassionato musicista e cantante fin dalla giovinezza, durante l’università si avvicina al teatro sperimentale. Nel 1970 trionfa nel musical Alleluja brava gente. Da allora, la sua carriera è una serie di successi a teatro, al cinema e in televisione.. È anche doppiatore, tra gli altri di Marlon Brando, Robert De Niro, Dustin Hoffman ma anche del primo Rocky e del funambolico genio di Aladdin («molto divertente ma faticoso») fino a Enzo, il saggio golden retriever protagonista di Attraverso i miei occhi. Poi regista e poeta teatrale. In circa 50 anni di attività ha così collezionato 33 fiction, 42 film, 51 spettacoli teatrali di cui 37 da regista, oltre ad aver registrato 10 album come solista e diretto 8 opere liriche. 

Una carriera teatrale, da A me gli occhi please, passando per Shakespeare, che aveva riassunto in uno spettacolo Cavalli di battaglia scelto per festeggiare nel 2016 i suoi 50 anni in scena coronati dalla direzione quindicennale dell’elisabettiano Globe Theater di Roma. Anche se molto prima la sua scuola, e la sua vocazione di maestro, si era espressa al Brancaccio, di cui fu direttore dal1978, insieme a Sandro Merli, per dare vita ad una fucina di talenti tra cui figurano Flavio Insinna, Chiara Noschese, Giorgio Tirabassi, Enrico Brignano, Massimo Wertm�ller, Paola Tiziana Cruciani, Rodolfo Laganà, Francesca Reggiani, Gabriele Cirilli e Sveva Altieri. Attori che come lui sanno attraversare i generi e che hanno conquistato il cuore del pubblico televisivo come ha fatto Proietti, prima come conduttore (suo un Fantastico 4 nel 1983) poi come protagonista di fiction fortunatissime come Il Maresciallo Rocca, arrivata a conquistare anche 16 milioni di telespettatori, poi L’avvocato Porta, sempre uscito dalla penna di Marotta e Toscan, Una pallottola nel cuore e molto altro. «Raccontare la propria vita non è cosa da tutti - scrisse sempre nella sua autobiografia - Certo, chiunque può ricordare gli episodi, cercare di storicizzare, fare riflessioni su come passa il tempo e come cambiano le cose. Ma l’odore della povertà misto a quello del sugo della domenica, i richiami delle mamme ai figli discoli che non tornano per cena, l’allegria irrecuperabile del mercato, le chiacchiere sui marciapiedi come li spieghi a chi non c’era? «I “faccio un goccio d’acqua” sui muri ancora freschi di calce, la partita a tressette, la vita in strada, le donne ai davanzali, le chiacchiere dei disoccupati... Tutto questo, come puoi farlo rivivere in chi legge?», per arrivare a concluder che «forse non è stato neppure come lo ricordi tu, perché nel ricordo hai enfatizzato qualcosa, e qualcos’altro hai rimosso». Ora nel bellissimo cameo del Mangiafuoco nel Pinocchio di Garrone, tornerà ancora una volta al cinema, si proprio lui che si lamentava sempre di aver fatto in fondo pochi film, con Marco Giallini e la regia di Edoardo Falcone in «Io sono Babbo Natale» annunciato, sempre che i cinema riescano a riaprire, per il 3 dicembre. E saluterà come piaceva a lui, in commedia.

Rappresentante di Roma e della romanità è considerato uno dei maggiori esponenti dello spettacolo italiano, ha attraversato i mutamenti artistici e storici dell’Italia e della Capitale raccontandone contraddizioni e mutamenti. È stato direttore del Silvano Toti Globe Theatre di Roma, del Brancaccio e della sua scuola di recitazione. Amici, colleghi ma anche tanti rappresentanti delle istituzioni e della politica hanno espresso attraverso i social il loro dolore. «Te possino Mandrà, proprio oggi?», ha scritto su Facebook l’attore Enrico Montesano, collega e amico con cui ha condiviso scene e palcoscenici. «Ciao maestro e amico», scrive su Twitter Alessandro Gassman. «Non poteva esserci risveglio peggiore», commenta Rita Pavone.

La sindaca di Roma Virginia Raggi ha espresso in un tweet «profondo dolore e grande tristezza per la morte di Gigi Proietti. Con lui perdiamo un pezzo di anima della nostra città. In questo momento siamo vicini alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che lo hanno amato. Roma non lo dimenticherà mai». «Roma e l’Italia piangono Gigi Proietti, un attore straordinario, colto, intelligente, amato da generazioni e generazioni. Non ti dimenticheremo mai Gigi, e sempre grazie per le risate, le emozioni, le riflessioni con cui ci hai accompagnato», scrive su Facebook il segretario del Pd e governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. «Con Gigi Proietti scompare un grande protagonista della commedia italiana, un uomo di cinema e di teatro che ha vissuto intensamente la sua arte, apprezzato da milioni di italiani - il commento del ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini -. Un maestro, un artista geniale che ha saputo realizzare i suoi sogni con generosità, facendo vivere realtà come il Globe Theatre a Villa Borghese, il Brancaccio e la sua scuola di recitazione che sono stati una vera e propria fucina di nuovi talenti. La sua risata sonora, il suo sguardo magnetico, la sua voce profonda, la sua genuina romanità ci mancheranno». 

Cordoglio anche dalla presidente di Fratelli d’Italia e consigliera in Campidoglio, Giorgia Meloni. «Nel giorno del suo ottantesimo compleanno ci lascia Gigi Proietti. Un artista straordinario, che ha portato nelle case degli italiani tanti momenti di gioia e di riflessione. Oggi il mondo dello spettacolo perde un suo indiscusso pilastro. A Dio, Gigi», scrive Meloni in un tweet. «L’arte italiana perde oggi uno dei più grandi, un attore straordinario, un poliedrico gigante di bravura e simpatia. Se ne va nel giorno in cui era nato 80 anni fa, nella sua Roma, un ultimo colpo di teatro. Ci mancherà il suo sorriso. Addio Gigi», è il tweet del leader della Lega, Matteo Salvini. Il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, chiede il riconoscimento del lutto cittadino e su Twitter scrive: «Nel giorno del suo 80mo compleanno ci lascia Gigi Proietti. Attore, regista, drammaturgo, ha raccontato l’Italia per oltre 50 anni. Amava Roma e ne era un simbolo. Un lutto cittadino sarebbe la giusta riconoscenza. Ciao Mandrake».

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