Addio a Ludwik Flaszen, l’inventore del “teatro povero”

Addio a Ludwik Flaszen, l’inventore del “teatro povero”
Il regista e saggista polacco Ludwik Flaszen, una delle figure più importanti del teatro del Novecento e uno dei primi intellettuali a contrastare l’estetica del realismo socialista in Polonia e un autorevole critico teatrale e letterario d’avanguardia, è morto a Parigi, sabato scorso, all’età di 90 anni. L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla Société Française d’Ethnoscénologie. Nel 1959 Flaszen fondò insieme a Jerzy Grotowski, di cui il più stretto collaboratore, quello che è diventato (prima ad Opole e poi a Wroclaw) uno dei più famosi teatri-laboratorio del mondo. 

A Flaszen si deve la definizione di «teatro povero» nonché uno dei lavori critici più raffinati sulle categorie delle arti performative. Nato a Cracovia il 14 giugno 1930, Flaszen ha scritto volumi considerati fondamentali per la dissoluzione del realismo socialista. Tra i suoi libri recentemente pubblicati in Italia figura «Grotowski & Company. Sorgenti e variazioni» (Edizioni di Pagina, 2013) che ripercorre la straordinaria avventura teatrale con Grotowski. L’Università di Torino gli ha conferito la laurea honoris causa in culture moderne comparate nel 2014. Il suo volume «Il Chirografo» del 1971-74 è un serrato rifiuto dell’alienazione umana nell’ambito di un sistema assolutistico e, non a caso, ingloba parti di un libro sequestrato dal regime comunista nel 1958, «La testa e il muro», che ha continuato a girare a lungo per canali clandestini.

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