Cento anni fa nasceva Carlo Alberto Dalla Chiesa, l’uomo simbolo della lotta alla mafia

Cento anni fa nasceva Carlo Alberto Dalla Chiesa, l’uomo simbolo della lotta alla mafia
È stato, per almeno due decenni, tra i principali protagonisti della lotta al terrorismo e alla mafia. La sua storia è stata segnata da successi e riconoscimenti, ma anche da sconfitte e grandi amarezze. Al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, a cento anni dalla nascita, saranno dedicati tanti eventi.

Piemontese, nato a Saluzzo nel 1920, Dalla Chiesa entra a 22 anni nell’Arma dei Carabinieri. Destinato al comando della caserma di San Benedetto del Tronto, dopo l’8 settembre comincia a collaborare con la resistenza marchigiana. Nel luglio del 1946, sposa Dora Fabbo, anche lei figlia di un ufficiale dei carabinieri. Tre anni dopo, promosso capitano, chiede di essere trasferito a Corleone ed entra a far parte delle «Forze di Repressione del Banditismo» del Generale Luca, che operano contro le bande di Salvatore Giuliano. Per i brillanti risultati ottenuti Dalla Chiesa è decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Nel 1966 è di nuovo in Sicilia, col grado di colonnello, per dirigere la Legione Carabinieri di Palermo. Delicate e complesse sono le indagini che si trova a svolgere in questa fase: dalla scomparsa del giornalista Mauro de Mauro, alla strage di Viale Lazio all’omicidio del Procuratore capo di Palermo, Pietro Scaglione. Promosso Generale di Brigata nel 1973, assume il comando della Regione Nord-Ovest. Inizia così il capitolo che lo vedrà impegnato nello scontro con le Brigate Rosse: prima alla guida del Nucleo Speciale Antiterrorismo, poi, nel 1978, dopo la drammatica conclusione del sequestro di Aldo Moro, come Coordinatore delle Forze di Polizia e degli Agenti Informativi per la lotta contro il terrorismo. Un incarico che lo porta a conseguire importanti successi: dal blitz nel covo brigatista di via Monte Nevoso all’arresto di Patrizio Peci, esponente di spicco delle Br il cui successivo pentimento costituisce una svolta cruciale nella lotta al terrorismo. Dal 1979 a capo della I Divisione Pastrengo, nel 1981 viene nominato Vice Comandante Generale dei Carabinieri, lo stesso grado che aveva ricoperto suo padre. Grandi dolori si sono nel frattempo affacciati nella sua vita: dalla morte della moglie Dora, alle sempre più frequenti polemiche in cui viene coinvolto, a partire dall’iscrizione alla Loggia P2, appartenenza che Dalla Chiesa smentirà sempre con decisione.

Nel maggio del 1982, subito dopo l’assassinio del deputato comunista Pio La Torre, viene nominato dal Governo Spadolini, Prefetto di Palermo. Per la terza volta è in Sicilia con il difficilissimo compito di contrastare la mafia ora guidata dai corleonesi Totò Riina e Bernardo Provenzano. Cento giorni dopo, il 3 settembre a Palermo, il generale è vittima, insieme alla seconda moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo di un agguato mortale. Trenta i colpi di Kalashnikov esplosi. «Qui è morta la speranza dei palermitani onesti» scrive qualcuno su un cartello, in via Isidoro Carini, poche ore dopo l’attentato. 

E oggi è stato emesso, nella ricorrenza esatta del centenario della nascita, il francobollo commemorativo del generale Dalla Chiesa. Il francobollo, valido per la posta ordinaria, mostra un ritratto del generale su uno scorcio di Saluzzo (Cuneo), sua città natale: si vedono l’Antico Palazzo Comunale e l’attigua Torre Civica. Il bollettino illustrativo dell’emissione è firmato dal sindaco di Saluzzo, Mauro Calderoni, e dal figlio del generale, Nando Dalla Chiesa.

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