Coronavirus, Patto Scienza: «Cosa aspetta Italia a dotarsi di anticorpi monoclonali? Chiediamo urgente chiarimento ad Aifa e ministero Salute»

Coronavirus, Patto Scienza: «Cosa aspetta Italia a dotarsi di anticorpi monoclonali? Chiediamo urgente chiarimento ad Aifa e ministero Salute»
«Cosa aspetta il nostro Paese per dotarsi degli anticorpi monoclonali anti Covid-19?». A chiederselo in un intervento pubblicato anche sulla sua pagina Facebook è il Patto trasversale per la scienza (Pts). «Gli anticorpi monoclonali sono in grado di diminuire significativamente il numero dei pazienti Covid da ospedalizzare», osservano gli esperti che fanno parte dell’associazione. «Essi inoltre diminuiscono la probabilità di gravi complicanze ed hanno un costo non sproporzionato. In estrema sintesi, se somministrati nelle prime fasi della malattia a soggetti anziani e/o a grave rischio potrebbero essere molto efficaci». «Vi sono, certo, problematiche logistiche, dovute in particolare alla necessità di somministrazione endovenosa sotto stretto controllo medico», ammette il Pts.

«Nulla, tuttavia, che non possa essere affrontato e risolto, soprattutto a fronte della buona efficacia sin qui dimostrata nei test clinici (per quanto ancora con risultati non definitivi). Secondo notizie di stampa, l’Italia avrebbe avuto la possibilità di ricevere gratuitamente 10.000 dosi dell’anticorpo monoclonale prodotto dalla Lilly per condurre una sperimentazione clinica di tipo pragmatico. Tale possibilità, tuttavia, non sarebbe stata raccolta e utilizzata». Inoltre, «il medesimo anticorpo, già utilizzato negli Usa, è stato approvato per l’uso di emergenza da altri Paesi europei, ma non ancora dall’Italia. Oggi, pertanto, questa promettente terapia - utile proprio per i pazienti più a rischio - non è disponibile nel nostro Paese. Sorprendentemente, non è stata ancora fornita una spiegazione soddisfacente delle scelte italiane in questa materia. Chiediamo dunque - nell’interesse dell’intera opinione pubblica - un urgente chiarimento da parte di Aifa e del ministero della Salute», concludono gli esperti.

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