Tra Israele e Libano colloqui sponsorizzati da Usa e Onu per risolvere la disputa sul confine marittimo

Tra Israele e Libano colloqui sponsorizzati da Usa e Onu per risolvere la disputa sul confine marittimo
Mercoledì Libano e Israele hanno concluso il primo round di colloqui, mediati da Stati Uniti e Onu, per risolvere la disputa sul confine marittimo. E’ stato un incontro molto breve – non più di un’ora – ma un secondo round di colloqui è già previsto per il 28 ottobre.  Un dialogo diretto, insomma, è avviato anche se i due Paesi, ancora tecnicamente in guerra, hanno tenuto a precisare che i colloqui sono “puramente tecnici” e non sono un segno di una normalizzazione dei rapporti.
Il primo round dei colloqui si è svolto in una base delle forze di interposizione delle Nazioni Unite (Unifil) lungo il confine, nel villaggio di Ras Naqoura, ai margini della città libanese di Naqoura. Gli Stati Uniti hanno cominciato a mediare la questione da circa un decennio, ma soltanto all’inizio di questo mese c’è stata l’intesa per organizzare gli incontri che sono, comunque, un importante passo sulla strada di un possibile accordo almeno sui confini marittimi.
Israele e Libano dichiarano entrambi che 860 km quadrati di Mare Mediterraneo si trovano all’interno della loro zona economica esclusiva. Il Libano, la cui economia è a pezzi, ha cominciato le perforazioni offshore all’inizio di quest’anno e spera di avviare le perforazioni di gas nell’area contesa nei prossimi mesi. Il Libano ha diviso la sua distesa di acque in 10 blocchi, di cui tre sono nell’area che è oggetto della disputa con Israele che ha già sviluppato un’industria del gas naturale altrove nelle sue acque economiche, producendo abbastanza gas sia per il consumo interno, sia da esportare in Egitto e in Giordania.
“Non abbiamo illusioni. Il nostro obiettivo non è quello di creare qui una sorta di normalizzazione o un qualche tipo di processo di pace”, ha detto un alto funzionario del ministero dell’Energia israeliano che ha parlato a condizione di rimanere anonimo perché non era autorizzato a riferire la sostanza dei colloqui ai media. “Il nostro obiettivo è molto rigoroso e limitato e quindi, si spera, realizzabile”, ha aggiunto. Da parte sua, il ministro degli Esteri uscente del Libano, Charbel Wehbi, ha detto che i negoziatori libanesi saranno “più determinati di quanto i loro interlocutori si aspettino perché non abbiamo nulla da perdere”. E ha aggiunto che, proprio poiché l’economia del Libano è in difficoltà, “non c’è interesse a fare concessioni”.
Non è chiaro per quanto tempo andranno avanti i colloqui. L’inviato degli Stati Uniti in Medio Oriente, il segretario di Stato aggiunto David Schenker, è arrivato in Libano lunedì per “facilitare la sessione di apertura dei negoziati”, come ha dichiarato il Dipartimento di Stato Usa. Oltre a Schenker anche l’ambasciatore di Washington in Algeria, John Desrocher, farà da mediatore statunitense per tutta la durata dei colloqui. “Come annunciato il primo ottobre, l’accordo quadro per avviare le discussioni sul confine marittimo è già un passo avanti fondamentale che offre il potenziale per produrre maggiore stabilità, sicurezza e prosperità sia per i cittadini libanesi che per quelli israeliani”, ha affermato il Dipartimento di Stato.
La delegazione israeliana è guidata dal direttore generale del ministero dell’Energia, Udi Adiri, mentre la delegazione libanese – che è composta da quattro membri – è guidata dal generale di brigata Bassam Yassin, vice capo di stato maggiore dell’esercito. Hezbollah, che ha un notevole peso nella politica libanese ma è considerata un’organizzazione terroristica sia da Israele che dagli Stati Uniti, ha affermato in una dichiarazione all’inizio di questa settimana che la delegazione libanese dovrebbe essere riformata in modo da includere soltanto membri delle forze armate.
Il blocco di Hezbollah nel parlamento di Beirut ha sostenuto che definire il confine della “sovranità nazionale” è compito dello Stato libanese. E il leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, aveva già detto in un discorso di due anni fa che, se richiesto dal governo, il suo gruppo è pronto a utilizzare il suo arsenale, composto da decine di migliaia di razzi, per difendere anche i diritti economici del Libano.


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