Per la Libia due segnali di dialogo da Egitto e Marocco

Per la Libia due segnali di dialogo da Egitto e Marocco
Due segnali di pace sono giunti negli ultimi giorni dalla Libia passando per Egitto e Marocco: indiscrezioni sull’invio di una delegazione di Tripoli al Cairo e dichiarazione ufficiali su un round di «consultazioni» svoltosi a Bouznika tra due istituzioni libiche finora avversarie. In Libia c’è un nuovo clima creatosi da giugno con la fine dei 14 mesi del fallito attacco del generale Khalifa Haftar a Tripoli, pur tra denunce di almeno sue quattro violazioni del cessate il fuoco concordato ad agosto e di una militarizzazione di terminal nella mezzaluna petrolifera controllata dall’uomo forte della Cirenaica. In questo quadro il sito della tv panaraba Al Arabiya ha sostenuto martedì che una delegazione composta da un consigliere per la sicurezza nazionale del premier Fayez al-Sarraj e quattro deputati «si dirige verso l’Egitto portando un’iniziativa per cercare una soluzione alla crisi». 

La proposta prevede di tracciare «a ovest di Sirte» una «linea di separazione tra le forze combattenti» e concordare un «congelamento dell’ampliamento del dialogo politico» per puntare su elezioni da tenersi nel dicembre 2021 e su negoziati per un meccanismo di ripartizione del proventi petroliferi. In serata dall’aeroporto del Cairo, finora acerrima avversaria della Tripoli influenzata dai Fratelli Musulmani messi al bando in Egitto e dal nemico geopolitico turco, non erano venute conferme dell’arrivo di alcuna delegazione tripolina anche se non viene escluso che la visita venga tenuta riservata. Del tutto ufficiale, come riporta il sito Libya Observer, è stato invece l’annuncio di «importanti risultati e intese» raggiunte in Marocco fra due delegazioni, peraltro di secondo piano, dell’Alto consiglio di Stato (Hsc) in rappresentanza di Tripoli e dei resti della Camera dei Rappresentanti (Hor) rimasta insediata a Tobruk. Si tratta solo di criteri per porre fine alla divisione istituzionale, alla corruzione e allo spreco di denaro pubblico e lo stesso capo dell’Hsc, Khaled al-Mishri, ha definito i colloqui mere «consultazioni» non-vincolanti e «non un dialogo nello stretto senso del termine». Potenzialmente quindi solo uno dei tanti tentativi di soluzione della crisi libica susseguitisi dopo quello di Ghadames del febbraio 2015 e da ultimo quest’estate a Tunisi. Il segretario generale dell’Onu, Antnio Guterres, già lunedì aveva però fatto esprimere fiducia che l’iniziativa del Marocco abbia un «impatto positivo», speranza condivisa in un tweet dall’ambasciata Usa in Libia. La situazione è infatti in movimento e vede Haftar marginalizzato dal presidente dell’Hor, Aqila Saleh, il coprotagonista con Sarraj dell’intesa sul cessate il fuoco dichiarato il 21 agosto e potenzialmente nuovo cavallo su cui potrebbe puntare l’Egitto, finora sponsor del generale.

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