La sposa di Assuan di Rula Jebreal

La sposa di Assuan di Rula Jebreal
Mazen Qupti vuole solo il meglio per la sua famiglia: la sua dolce e devotissima moglie Iman e la piccola Salua, promessa sposa a un giovane commerciante di Nazareth.
Lei è poco più che una bambina quando, di punto in bianco, nel 1948 la guerra in Egitto esplode come una bomba, costringendo i cristiani copti come lei a fuggire in cerca di un domani più roseo.
La meta prescelta è la stessa Nazareth in cui, un giorno, si sposerà, ma le cose precipitano ancora prima di cominciare; a causa di uno scambio di persona, suo padre viene barbaramente ucciso al posto di un collaborazionista egiziano, lasciando così le due donne sole in un paese a loro completamente estraneo.
Salua sente di essere diventata adulta tutta d’un colpo e mentre accanto a lei sua madre non riesce a trovare pace, una domanda le si staglia davanti come un muro: come fare a ricominciare e dove andare?
Ancora spaesate e spossate a causa della tragica morte del capofamiglia, Iman e Salua si danno nuovamente alla fuga, non più da una guerra sanguinosa, bensì da una cattiva reputazione che non fa altro che perseguitarle.
Quando persino il matrimonio della giovane ragazza salta a causa dell’assassinio del padre, Iman e Salua decidono di ricominciare da zero in un luogo in cui nessuno conosca l’ammontare delle loro disgrazie: Haifa, piacevole città in cui cristiani, ebrei e arabi vivono pacificamente.
Tra amori, figli e una casa che profuma di gelsomino, la vita di Salua sta per affrontare un’altra grande prova: la tensione tra Israele e Palestina…
Parlare de La sposa di Assuan significa considerare una questione spinosa che, purtroppo, viene affrontata solo nelle ultime cento pagine della storia narrata dalla Jebreal: la questione palestinese.
Una tragedia attuale, ancora tremendamente viva, raccontata a dire il vero con maestria niente male da parte dell’autrice. Una tragedia in cui i vicini di casa finiscono per voltarti la faccia, in cui amicizie vengono tradite per colpa della religione (e non solo).
Qual è, quindi, il grande difetto di questo libro? In primis, senz’altro la lentezza. La narrazione inizia quando Salua è ancora una bambina e per quasi metà libro gli eventi scarseggiano, a favore di descrizioni fin troppo prolisse.
La giornalista Rula Jebreal ha raccontato in un tomo di quasi trecento pagine una storia ricca di conflitti, spostandosi tra Egitto e Palestina, ma rendendo il romanzo talmente tanto statico da sembrare più che altro un saggio di storia.
Ci sono tantissimi dettagli, una quantità infinita di particolari che portano il lettore dalle strade assolate di Assuan al coloratissimo suk di Gerusalemme, ma una trama che stenta a definirsi e realizzarsi.
La narrazione diventa improvvisamente incalzante nella terza e quarta parte del libro, ambientate in tempi più vicini ai giorni nostri, riuscendo finalmente a compensare il peso di descrizioni ed eventi.
La vera chicca di questo libro, che però purtroppo non basta a salvarlo, è il finale: una scena dolcissima, che non potrà far altro che commuovere il lettore e farlo sorridere teneramente.


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