Reddito di cittadinanza al killer del giudice Livatino, ma non ne aveva diritto

Reddito di cittadinanza al killer del giudice Livatino, ma non ne aveva diritto
Dalla Sicilia alla Calabria, passando per la Puglia, il reddito di cittadinanza fa gola anche ai mafiosi, come conferma l’ultimo caso scoperto dai finanzieri ad Agrigento, dove fra chi usufruiva dell’aiuto economico c’erano anche persone condannate per associazione mafiosa, traffico di droga, furto e persino uno degli esecutori dell’omicidio del magistrato Rosario Livatino, ucciso il 21 settembre 1990. Soltanto ieri i finanzieri del comando provinciale di Siracusa hanno denunciato 24 persone che hanno percepito indebitamente il reddito di cittadinanza per un ammontare complessivo di oltre 200mila euro: fra questi 11 appartenenti a noti clan del siracusano e detenuti per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio e rapina.

Nel settembre scorso poi, la Guardia di Finanza di Agrigento ha sequestrato 11 social card ad altrettante persone , tutte con precedenti per reati di tipo mafioso: il danno accertato per le casse pubbliche in questo caso è stato di 300 mila euro. Lo scorso luglio i finanzieri di Corleone hanno scoperto e denunciato un 48enne che aveva chiesto e ottenuto il beneficio economico: l’uomo però era stato arrestato nel 2011 insieme al fratello di Totò Riina e poi condannato per associazione mafiosa. È dello scorso 20 maggio poi la maxi operazione ‘Mala Civitas’ condotta dalla Gdf di Reggio Calabria con la quale sono stati denunciati oltre centro ‘ndranghetisti delle maggiori cosche che erano riusciti a ottenere il reddito di cittadinanza. Tra di loro anche esponenti di spicco delle più note famiglie di ‘ndrangheta attive nella piana di Gioia Tauro e nella Locride. Tutti sono stati segnalati all’Inps per l’avvio del procedimento di revoca dei benefici ottenuti, con il conseguente recupero delle somme già elargite che ammontano a circa 516mila euro. Dalla Calabria alla ‘malà pugliese: lo scorso 15 settembre la Guardia di Finanza di San Severo, in provincia di Foggia, ha scoperto e denunciato 30 mafiosi che percepivano il reddito di cittadinanza pur non avendone diritto, o avendolo solo in parte, tra cui anche detenuti per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, rapina, evasione. In questo caso il danno economico all’erario è stato di circa 200 mila euro. 

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