Liberati Padre Maccalli e Nicola Chiacchio in Mali, sono in Italia

Liberati Padre Maccalli e Nicola Chiacchio in Mali, sono in Italia
La svolta che ha consentito di arrivare alla liberazione di padre Pierluigi Maccalli e di Nicola Chiacchio - alla quale hanno lavorato attivamente l’Aise, il servizio segreto esterno, e la Dgse, l’intelligence maliana - è arrivata il 18 agosto, quando è stato deposto il presidente Ibrahim Boubaka Keita e si è insediata la giunta militare capeggiata dal colonnello Goita. Quel passaggio, si apprende da qualificate fonti d’intelligence, ha consentito di aprire una nuova fase che ha visto il coinvolgimento di influenti personalità locali come l’ex deputato del resemblement del Mali, Mohammed Ag Bibi, per pacificare la regione. Non solo: il cambio di strategia politica dei nuovi leader, che ha visto il coinvolgimento delle minoranze della regione del nord del Mali nel governo di transizione, ha dato rilievo e visibilità alle stesse minoranze, prima escluse. Un passaggio che ha portato come primo risultato alla liberazione di Soumalia Cisse, un noto esponente dell’opposizione che per tre volte era arrivato secondo alle elezioni caratterizzate però molto probabilmente da brogi a favore dell’ex presidente Boubaka Keita. Il secondo risultato, invece, è stata la liberazione dei due italiani - Maccalli rapito in Niger il 18 settembre del 2018, Chiacchio sequestrato invece in Mali il 4 febbraio del 2019 - e di un terzo ostaggio, la francese Sophie Petronin, rapita quattro anni fa.

«Siamo stati gestiti da tre gruppi, tutti appartenenti alla galassia jihadista legata ad Al Qaeda. Il primo è stato quello dei pastori fulani, il secondo composto da soggetti di origine araba e il terzo da tuareg». È quanto hanno raccontato padre Maccalli e Chiacchio, parlando con i pm Sergio Colaiocco e Francesco Dall’Olio, coordinati dal procuratore Michele Prestipino, in una caserma del Ros. «Siamo stati sottoposti a lunghi spostamenti che duravano giorni, anche su moto e barche, attraversando il Burkina Faso per arrivare fino in Mali. Siamo stati tenuti insieme dal marzo del 2019 fino alla liberazione».

«Viviamo un’immensa gioia e una grande felicità. Dopo tanto tempo di attesa finalmente lo posso riabbracciare». Ha detto Clementina Maccalli, la sorella di padre Maccalli. «La sua missione - ha aggiunto Clementina - è portare il Vangelo dove ancora non è conosciuto. Quando lo vedrò non gli dirò alcuna parola ma lo abbraccerò forte. E un abbraccio vuole dire tanto». «La speranza - ha proseguito ai microfoni di InBlu Radio - non è mai venuta meno. Abbiamo tanto fede e questa ci ha aiutato. Lo aspettano tutti e in tanti ma non solo in Italia. Coloro che lo hanno conosciuto sono tutti felici».

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