Quando la linea di difesa fortificata Bar Lev (Moshe Dayan descrisse come "una delle migliori trincee anticarro del mondo) fu presa dagli egiziani in due ore

Quando la linea di difesa fortificata Bar Lev  (Moshe Dayan descrisse come "una delle migliori trincee anticarro del mondo)  fu presa dagli egiziani in due ore
La Linea Bar-Lev è stata una catena difensiva fortificata costruita da Israele lungo la sponda orientale del Canale di Suez dopo che la penisola del Sinai fu conquistata all'Egitto e occupata militarmente da Israele nel corso della Guerra dei sei giorni del 1967.
La linea Bar-Lev fu progettata per difendersi  da ogni imponente assalto militare nella zona del Canale e ci si aspettava che essa potesse diventare in una simile ipotesi, come un "cimitero per le truppe egiziane"
 La linea incorporava un massiccio e continuo muro sabbioso, sostenuto da una vera e propria opera cementizia. Il muro sabbioso variava in altezza dai 20 ai 25 metri, con un'inclinazione di 45°-65°. Tale muro doveva impedire a qualsiasi mezzo corazzato o anfibio di prender terra sulla sponda orientale del Canale. progettisti israeliani reputavano che ciò avrebbe richiesto almeno 24 ore e più probabilmente 48 ore piene agli egiziani che avessero voluto stabilire una testa di ponte sul Canale.
Immediatamente dietro questo muro di sabbia si trovava la linea del fronte israeliano con le sue fortificazioni. In seguito alla Guerra di Attrito, il numero complessivo delle fortificazioni raggiungeva la cifra di 22 installazioni, e queste incorporavano 35 capisaldi. Le fortificazioni erano state destinate a essere presidiate da un plotone. I capisaldi erano costituiti da numerosi piani interrati ed erano distanziati in media di meno di 5 chilometri l'uno dall'altro ma verosimilmente i punti d'attraversamento non erano distanti più di 900 metri. I capisaldi incorporavano trincee, campi minati, fili spinati e un terrapieno sabbioso. I principali capisaldi avevano 26 bunker con mitragliatrici di medio e grosso calibro, 24 rifugi per le truppe, sei postazioni di mortaio, quattro bunker dotati di armamento contraereo e tre postazioni di fuoco anticarro. I capisaldi erano circondati da circa 15 giri di filo spinato e campi minati per una profondità di 200 metri. Un perimetro di un caposaldo misurava all'incirca tra i 200 e i 350 metri. I bunker e i rifugi assicuravano protezione contro qualsiasi attacco condotto con bombe al di sotto delle 1.000 libbre e offrivano vari comfort ai difensori, come l'aria condizionata. Tra i 500-1.000 metri dietro il Canale furono allestite postazioni di fuoco progettate per ospitare carri armati in grado di garantire appoggio ai capisaldi. 

Come tocco finale per sfruttare l'ostacolo costituito dall'acqua, gli israeliani installarono un sistema di tubazioni sottomarine progettate per pompare petrolio greggio infiammabile nel Canale di Suez al fine di creare uno scudo di fiamme. Questa fornace ardente avrebbe combusto qualsiasi egiziano avesse tentato la traversata. Alcune fonti israeliane sostengono che il sistema fosse tutt'altro che affidabile e sembra che solo un paio di valvole fossero operative. Tuttavia, gli egiziani presero molto sul serio questa minaccia, e, alla vigilia del Guerra dello Yom Kippur, durante la tarda serata del 5 ottobre, squadre di sommozzatori egiziani bloccarono le aperture subacquee con calcestruzzo.

Per supportare la linea Bar-Lev, gli israeliani costruirono un elaborato sistema di strade. Tre strade principali correvano in direzione nord-sud. La prima era la Lexicon Road, che correva lungo il canale e che permise agli israeliani di spostarsi tra le fortificazioni e di far muovere le pattuglie. La seconda era l'Artillery Road, a circa 10–12 km dal Canale. Il suo nome derivava dalle 20 postazioni d'artiglieria e di difesa contraerea che si trovavano lungo la strada. Era anche collegata con aree di concentrazione di mezzi blindati e con basi logistiche. La Lateral Road correva a una trentina di chilometri dal canale e aveva lo scopo di consentire la concentrazione delle riserve israeliane operative che, in caso di offensiva egiziana, avrebbero dovuto contrattaccare l'assalto principale egiziano. Un certo numero di altre strade che correvano da est a ovest erano state progettate per facilitare il movimento delle truppe israeliane in direzione del canale.

Durante la guerra dell'ottobre 1973 gli egiziani, sotto il comando del Capo di Stato Maggiore, il generale Sa'd al-Shadhli, furono in grado di superare facilmente la Linea Bar-Lev in meno di 2 ore, sfruttando l'elemento sorpresa e una superiore capacità di fuoco. Per affrontare i massicci bastioni di terra, gli egiziani impiegarono cannoni ad acqua costituiti da idranti attaccati a pompe che dragavano l'acqua del Canale. Altre metodologie che coinvolgessero l'uso di esplosivi, artiglieria e bulldozer richiedevano troppo tempo ed esigevano condizioni di lavoro pressoché ideali. Ad esempio, 60 uomini, 600 libbre di esplosivi e un bulldozer richiedevano dalle 5 alle 6 ore senza che vi fosse fuoco difensivo israeliano, per eliminare 1.500 metri cubi di sabbia. Impiegare un bulldozer sulla sponda orientale (quella controllata dagli israeliani), da difendere dalla reazione dell'artiglieria nemica, sarebbe stato pressoché impossibile durante le ore iniziali della fase di assalto egiziana. L'allestimento degli essenziali ponti per attraversare il Canale sarebbe cominciato di conseguenza molto più tardi.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright L'alba News

Commenti (0)

Lascia il tuo commento

5 + 6 - 2 + 1 =