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Aborto senza limiti in Massachusetts? Cosa prevede davvero la nuova legge firmata da Maura Healey

Il Massachusetts ha eliminato il limite legale che consentiva di interrompere una gravidanza dopo la ventiquattresima settimana soltanto in presenza di alcune condizioni prestabilite. La governatrice democratica Maura Healey ha firmato il provvedimento il 10 agosto 2026, presentandolo come una tutela per le donne costrette finora a lasciare lo Stato anche davanti a diagnosi molto gravi.

La modifica è rilevante e rende il Massachusetts uno degli Stati americani con la normativa più permissiva in materia. Dire però che la nuova legge autorizza l’aborto «in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione», come sostenuto da alcune organizzazioni pro-life e da diversi media conservatori, non restituisce per intero il contenuto della norma.

Cosa cambia dopo la ventiquattresima settimana

Prima della riforma, un aborto dopo le 24 settimane era ammesso quando un medico lo considerava necessario per proteggere la vita oppure la salute fisica o mentale della donna. Le altre eccezioni riguardavano una malformazione fetale letale, una diagnosi particolarmente grave o una condizione che avrebbe richiesto interventi medici straordinari per permettere al feto di sopravvivere fuori dall’utero.

La nuova legge, identificata durante l’iter parlamentare come H.5595, cancella questo elenco. Il testo stabilisce che un aborto può essere eseguito da un medico sulla base del suo giudizio professionale. Non viene quindi indicata una nuova soglia temporale e non sono più elencate le condizioni cliniche che devono giustificare l’intervento.


Da un punto di vista strettamente giuridico, il Massachusetts non ha più un limite gestazionale espresso. È su questo passaggio che si fonda la definizione di aborto consentito “fino alla nascita”. La legge, tuttavia, non contiene la formula “per qualsiasi ragione” e non riconosce alla paziente il diritto automatico di ottenere un’interruzione tardiva della gravidanza: lascia la decisione alla valutazione professionale del medico.

La distinzione non elimina la portata della riforma. Rispetto alla normativa precedente, la discrezionalità affidata al personale sanitario diventa molto più ampia. Allo stesso tempo, parlare di aborto senza condizioni omette il ruolo del medico e fa pensare a una procedura disponibile su semplice richiesta anche negli ultimi giorni della gravidanza, circostanza che il testo non stabilisce esplicitamente.

Il caso che ha spinto il Massachusetts a intervenire

I sostenitori della legge hanno citato le esperienze di alcune famiglie alle quali era stato negato un intervento nello Stato perché la diagnosi non rientrava con sufficiente certezza nelle eccezioni previste.

Tra queste c’è quella di Kate Dineen, che nel 2021, alla trentatreesima settimana di gravidanza, scoprì che il feto aveva subito un ictus. Secondo quanto raccontato dalla donna, i medici prospettarono la morte oppure una sopravvivenza accompagnata da conseguenze potenzialmente devastanti. La diagnosi non risultò però compatibile con i requisiti della legge statale e la coppia dovette raggiungere Washington per interrompere la gravidanza.

La vicenda è stata utilizzata per mostrare il limite di una normativa costruita intorno a categorie mediche rigide: una condizione può essere gravissima senza risultare certamente letale, mentre prognosi complesse non sempre possono essere ricondotte a una definizione legislativa.

La riforma è stata sostenuta anche da alcuni dei principali sistemi ospedalieri del Massachusetts, tra cui Mass General Brigham, Beth Israel Lahey Health, Tufts Medicine e UMass Memorial Health. Nella lettera inviata ai legislatori, le strutture sostenevano che il precedente quadro normativo non fosse in grado di coprire tutte le situazioni affrontate nella pratica clinica.

Gli aborti dopo le 24 settimane restano una minoranza

La nuova legge interviene su un numero limitato di casi. Secondo i dati del Dipartimento della Salute pubblica del Massachusetts citati dalla stampa locale, nel 2024 sono stati registrati 99 aborti alla ventiquattresima settimana o successivamente, contro gli 84 dell’anno precedente.

Il dato non permette di sapere quanti interventi siano avvenuti molto vicino al termine della gravidanza, né di ricostruire le condizioni cliniche di ogni paziente. Non può quindi essere utilizzato per dimostrare che nello Stato si eseguano abitualmente aborti su gravidanze sane prossime al parto. Allo stesso modo, l’assenza di una soglia nella nuova legge rende legittimo chiedersi quanto ampio possa diventare, almeno in teoria, il margine riconosciuto al singolo medico.

Il provvedimento elimina inoltre l’obbligo di eseguire gli aborti tardivi esclusivamente in ospedale. Questo non significa che potranno essere praticati letteralmente ovunque: restano applicabili le licenze professionali, le regole sanitarie e gli standard clinici. Significa però che la legge non impone più l’ospedale come unica sede possibile, altro cambiamento contestato dalle associazioni contrarie all’aborto.

Lo scontro politico dopo la sentenza Dobbs

La riforma si inserisce nella frattura aperta dalla sentenza Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization del 2022, con la quale la Corte Suprema ha cancellato la protezione federale del diritto all’aborto riconosciuta per quasi cinquant’anni da Roe v. Wade. Da allora gli Stati americani hanno seguito direzioni opposte: alcuni hanno introdotto divieti quasi totali, altri hanno ampliato l’accesso e adottato norme per proteggere medici e pazienti da procedimenti provenienti da territori più restrittivi.

Healey non ha nascosto la dimensione politica della firma, promettendo che l’aborto resterà legale e accessibile in Massachusetts. Le organizzazioni pro-life parlano invece di una norma estrema, perché non conserva alcun limite temporale né richiede che dopo le 24 settimane venga documentata una delle precedenti giustificazioni mediche.

Entrambe le letture partono da elementi presenti nella legge, ma li spingono verso conclusioni differenti. È corretto dire che il Massachusetts ha rimosso il limite gestazionale e le precedenti condizioni tassative. È invece impreciso presentare la riforma come un’autorizzazione automatica all’aborto per qualunque motivo: la procedura rimane subordinata al giudizio professionale di un medico.

La questione politica riguarda proprio il peso attribuito a quella valutazione. Per i promotori è il modo più efficace per affrontare casi clinici rari e difficili senza costringere le famiglie a viaggiare. Per gli oppositori rappresenta una garanzia troppo debole, perché sostituisce un limite definito dalla legge con la decisione del singolo professionista. La norma entrerà in vigore 90 giorni dopo la firma.

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